| La vertigine di Marilyn |
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| lunedì 29 ottobre 2007 | |
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La vertigine di Marilyn è un libro ormai fuori catalogo. Nelle seguenti biblioteche è comunque possibile leggere la prima raccolta poetica di Conny Stockhausen. Livello bibliografico: Monografia AL0098 - Biblioteca civica - Terzo - AL Codice identificativo: IT\ICCU\UBO\2088662
Recensioni - opinioni … la sua scrittura poetica è rapida, essenziale, fra ironia e passione, amore e visione. La sezione Vertigine è davvero esemplare. [Giorgio Bàrberi Squarotti, responsabile scientifico del Grande Dizionario della Lingua Italiana dell'Utet] "Solo il tiranno parla d'amore", dice lo psicoanalista Norman O. Brown. Eppure tutti, prima o poi, sognano e sperano di essere fatti prigionieri dalle catene dell'amore e, naturalmente, di imprigionare qualcun altro dentro il proprio laccio. E' più forte di noi, del nostro spirito di libertà e di indipendenza, della nostra dimensione solitaria di individui... E' solo il genio della specie, che si traveste nei fantasmi del nostro delirio passionale, spiega Arthur Schopenhauer. E' la nostra incontenibile aspirazione al sublime e all'assoluto, nella più aperta dedizione di sè, afferma Kierkegaard. E' un fatto esclusivamente fisico, per gli uni; una straordinaria avventura spirituale, per gli altri. In ogni caso, è la costante per eccellenza della vita, di tutti i viventi. Così, tra illuminazioni, sogni, progetti, speranze, illusioni, rimorsi, bugie, si disegna la straordinaria avventura d'amore di questa storia; e La vertigine di Marilyn, passo dopo passo, diventa la nostra "vertigine" di lettori. [Paolo Ruffilli] … in un'epoca in cui le passioni sono incenerite - e domina fra i sentimenti quello dell'indifferenza verso persone ed eventi - la sua emozione d'amore così calda avvolgente sincera travolgente merita tutta la nostra attenzione. Spero che questa sua commozione intima si comunichi ad altri cuori, come un fuoco tende per sua natura e virtù all'incendio. [Paola Lucarini] Da "L' isola del tesoro" rivista on line di cinema e letteratura del 10 Febbraio 2003 Conny Stockhausen ha pubblicato nel giugno del 2002 per i tipi delle Edizioni Del Leone una nutrita silloge di liriche dall'insolito titolo La vertigine di Marilyn. Di fatti la Monroe, la sua effige dico, primeggia in prima di copertina in una grafica sfumata che sembra presagire il contenuto del volumetto. Stockhausen è autore anagraficamente giovane, ha vent'anni e vive in quel di Venezia. Questa è la sua opera prima. Da ciò si evince quanto difficile e quasi irriverente possa risultare un breve scritto che si debba e voglia occupare della sua analisi. Allora scriviamo subito che il mestiere del poeta ci sta tutto. Stockhausen è studente di lettere prossimo a pubblicare una seconda raccolta di versi. Con solita e sciupata pressapocaggine qualcuno ha preteso intravedere contenuti filosofici e concettuali tipicamente ottocenteschi in questi versi, vagolando nel pessimismo di Schopenhauer e Kierkeggard. Mi pare operazione sin troppo facile e del resto lapalissiana: il pessimismo non l'hanno inventato loro, assieme a qualcun altro? Intravedo invece, giusto per applicare quei deprecabili accostamenti che, tuttavia, servono a fare individuare al lettore i tratti, la cifra del nostro, un forte sentore dei temi cari a Sergio Corazzini. E scusate se è poco. Tuttavia Conny ammette candidamente di non avere grande conoscenza di Corazzini, ma questo, ovviamente, non smentisce l'assunto. Vero è che dovremmo, e difatti lo facciamo, spostare lo sguardo verso Pavese, con il suo dolore di esistere e, perché no? all'esistenzialismo di Sartre (vedi La Nausea, laddove la donna abbandona il protagonista, proprio come accade nei versi di Conny). La donna diventa simbolo, metafora di un male di vivere, di un desiderio di fermare il transeunte e, peggio ancora, l'amara consapevolezza della propria caducità e del finire di tutte le cose. Dice niente la Monroe, questo mito degli anni Sessanta, valido tutt'ora che si perdeva in due gocce di profumo e si mitizzava in una morte avvenuta nel 1963 (mi pare) lasciandoci un riferimento di bellezza e dannazione? Passando alla tecnica lo stesso Autore da me contattato asserisce di usare il cut- up. Mi permetto di dissentire. La sua non è poesia; è fluido naturale, istintivo quasi. Certo le conoscenze di Stockhausen determinano un alveo culturale preciso, ma la sua è poesia sorgiva autentica, che scorre spontaneamente senza necessità di supporti ideologici o strutturali. Assenti le assonanze e meglio ancora le aduste rime a tutto vantaggio di una scrittura snella apparentemente semplice, di taglio con un forte ed immediato impatto già al primo strato di lettura. “... abbiamo preso/ altre strade/ e non ci siamo ancora ritrovati/ ti porterò sempre con me./” E ancora “Non ti vogliono,/ nessuno ti vuole/”. Una poesia che in certo senso sintetizza la silloge e che particolarmente attrae l'interesse è questa: “il lampione sotto casa/illumina la via. / Comincia a far buio./Si abbassa il sipario./Il cerchio si chiude./ Ora è tutto così chiaro. / Poi un rigo vuoto, quasi a prendere respiro a concedersi una pausa da un'assillante e devastante macerazione nell'inutilità della vita, conclude con “portami via, lontano (senza il punto). Questa è la poesia del giovane Stockhausen. É tutto e niente, quindi è tanto. Risulta un microcosmo chiuso e perfetto nelle sue intenzioni pienamente riuscite. Lo aspettiamo alla prossima prova che, se è degna prosecuzione della presente, non potrà deludere. [Giovanni Capodicasa] Da "Il Corriere del Veneto" del 22 Gennaio 2003 Il cuore di Marilyn messo a nudo Un cuore messo a nudo, una voce che grida le sensazioni vertiginose di un abbandono. E' un libro confessione "La vertigine di Marilyn", la raccolta di poesie scritte dal giovane autore chioggiotto Conny Stockhausen. La forza di questi componimenti sta proprio nella loro semplicità, nella sincerità di una confessione. Vera protagonista la solitudine, il desiderio di isolamento, il vuoto che si crea dopo la perdita. Gli sapzi bianchi e l'assenza di rime rendono questi versi quasi delle canzoni, che permettono all'autore di socializzare una condizione di estrema fragilità. E tra i versi compaiono i frammenti di una ragazza: un maglione blu, un profumo o una canzone. La certezza della'autore di aver perso con lei una parte di se stesso, e soprattutto di aver abbandonato la spensieratezza e l'ingenuità di credere nei sogni. Ma emerge anche lo spiraglio di una speranza, la consapevolezza che forse domani tutto il dolore provato sarà solo un ricordo.[Giorgia Iazzetta] Giuria del Premio Letterario "Città di Pinerolo, XIV edizione Poesia d'amore ispirata da una grande e impetuosa passione. Ricordi, rimpianti, nostalgie... Un verseggiare dai contorni indefiniti che, prendendo lo spunto dai sentimenti, modella atteggiamenti, sguardi, espressioni... L'autore non disdegna la riprovazione e tenta una breve incursione nell'astiosa "vendetta", così l'offesa ricevuta è ricambiata con finto distacco. In realtà egli si sente perso senza di lei, si rintana nella sua solitudine (e nella poesia) mentre si fa sempre più incessante il pensiero per la donna che ama... Da "Literary - Punto di Vista" rassegna italiana di lettere ed arti, ottobre / dicembre 2002 "Sono nelle tue mani, amica mia -| fammi venire con te, ti prego". È rimasta solo l'immagine di lei, Marilyn - la celebrata diva - con la quale Conny Stockhausen riesce ancora a confidarsi, con cui confrontarsi ed a cui aggrapparsi. Fra delusioni e incertezze, l'autore accenna a più riprese, ma sempre in maniera frammentaria, ad una storia d'amore tutta "speciale", ovvero alla propria love story dissoltasi come una nube rosa in "una luce sbiadita". Ma il sogno è svanito: "L'avete mai vista | la nebbia d'estate?". È una sorta di vertiginoso, altalenante "monologo interiore" inframmezzato dall'incalzare di ricordi appena sfiorati - talvolta resi confusi o comunque divenuti incomprensibili - a cui si alterna una amara riflessione sulla realtà presente: "Siamo al capolinea". Il volume racchiude alcuni poemetti: "Vertigine", "Marilyn" e "Viaggio solo (La notte)", per concludersi con una serie di poesie singole fra cui "Radio America", "E mi ripetevi di restare", "Grandine", "Bagno di sole". In questa autoconfessione sgorgata probabilmente in modo istintivo, e perciò quasi involontario, emerge netto lo sventurato (ed abusato) ritratto di Marilyn, che non a caso occupa la parte centrale della raccolta e rappresenta l'incarnazione del binomio infelicità / bellezza. È una sintesi ingenua, ma proprio per questo significativa, dell'odierna "idea del Bello", laddove si tende a mitizzare, ad amare innanzitutto le fattezze esteriori del corpo, dimenticando che non esiste la bellezza assoluta: quante attrici, assai più brave della Monroe, non saranno mai "mitizzate"? Giacomo Leopardi ammoniva nello Zibaldone che "lo sventurato non bello è compatito, ma difficilmente pianto". Il poeta giunge persino ad identificarsi nell'attrice: "Sono il cuore spezzato | di Marilyn". L'illusione è sincera e vivida, i versi sono crudi e toccanti, e c'è vera poesia in essi. Ma la vertiginosa e fallimentare avventura d'amore di Conny recupera un minimo di assennata libertà dello spirito solo nei versi finali: "Ho passato | gli ultimi anni della mia vita | desiderando di essere | un'altra persona. | Solo ora capisco | che è stato uno sbaglio". Ci troviamo di fronte, insomma, ad un percorso di formazione, ad una presa di coscienza che ritrae le inquietudini e soprattutto i miraggi a cui sono state allevate le ultime generazioni, per le quali "l'immagine è tutto". Nessuno che tenti di spiegare ai nostri figli che "la bellezza è una tacita menzogna", secondo l'affermazione di Teofrasto, anzi è "frode e seduzione" per l'effetto "che fa sopra altrui", aggiunse Leopardi. [Francesco De Napoli] Una storia d'amore diventa una vertigine immane ai limiti del parossismo e conduce alla fine di tutto, alla distruzione totale di ogni speranza, di ogni sogno, di ogni stupida illusione. Assistiamo al crollo totale di tutto ciò in cui si credeva e illusi di sapere tutto di una persona ci accorgiamo di non aver capito niente: siamo persi dentro una stanza, isolati in una attesa probabilmente inutile. Forse rimangono immagini sbiadite, ricordi sfumati, le parole mai dette, le tristezze, le insoddisfazioni ed i silenzi di una vita sospesa sul filo della vertigine ma gli errori si pagano sempre nella vita e non esiste un luogo senza preoccupazioni e senza il continuo assillo per le cose da fare. Si deve cadere per rinascere migliori. Si deve cercare di sopravvivere sopra questo amore. Tentare di sorridere e forse tornare a sognare. Essenziale e penetrante, poche parole sintetizzate in versi che raccontano molto di più di quello che si possa credere. [Massimo Barile] Da "la Piazza" di Chioggia e Sottomarina, ottobre / novembre 2002 La vertigine di un abbandono E' un libro confessione La vertigine di Marilyn, una raccolta di poesie scritte dal giovane autore Conny Stockhausen. Un cuore messo a nudo, una voce che prova a esprimere le sensazioni vertiginose di una perdita. Le poesie del giovane autore chioggiotto sono nate in realtà per restare chiuse in un cassetto, ma qualcuno lo ha incoraggiato a pubblicarle, a farle circolare tra le mani di chi, leggendole, rivive nei versi emozioni vissute in passato, paure e rabbia provate forse molto tempo fa ma non ancora dimenticate. La forza di queste poesie sta proprio nella loro semplicità, nella sincerità di una confessione. Vera protagonista è La solitudine, la difficoltà di essere accettati dagli altri (a volte nient'altro che un forte desiderio di isolamento), il vuoto che si crea dopo la perdita e il coraggio di trovare la forza per andare avanti. Gli spazi bianchi e la completa assenza di rime rendono questi versi quasi delle canzoni, che permettono all'autore di gridare il suo dolore, di socializzare una una condizione di estrema fragilità. E tra i versi compaiono i frammenti di una ragazza, un maglione blu, le sue unghie spezzate, un profumo o una canzone. La certezza dell'autore di aver perso con lei una parte di se stesso, e soprattutto di aver abbandonato la spensieratezza e l'ingenuità di credere nei sogni. Ma emerge anche lo spiraglio di una speranza, la consapevolezza che forse domani tutto il dolore provato sarà solo un ricordo, perché "Da domani / tutto è possibile". E forse scrivere potrà riempire i tanti anni di silenzio e aiuterà l'autore a diventare adulto, a capire che la realtà è diversa da come l'immaginava, nella consapevolezza che a soffrire non si è mai soli. [Giorgia Iazzetta] … trovo il linguaggio dei versi intenso, lucido, chiaro, cristallino e puro come un flusso d'acqua. Ho fatto l'esperienza di una lettura emozionale ed emozionante. Nei versi c'è una sobrietà lirica che ricorda i lirici greci tradotti da Quasimodo. [Sebastiano Lo Iacono] ... la sua poetica ha un accento preciso nell'esprimere l'amore anche come desiderio di essere altro da sé, di uscire dai limiti del proprio esistere individuale, e insieme come consapevolezza della impossibilità di vivere "l'oltre", per cui il volo diviene caduta e la caduta speranza di mutamento. C'è un verso fulminante nella sua brevità, che riassume la condizione amorosa come attesa della persona amata: "sono cieco e aspetto". [Delmina Sivieri] Opera prima di un autore il cui cognome rimanda a uno dei più grandi musicisti dell'epoca presente; ma qui si tratta di poesie d'amore, la cui versificazione appare fluida nel seguire la linea dei pensieri e i momenti di trasfigurazione (finale a p. 12) con una particolare sensibilità per le sfumature: "La notte è finita, ormai | sento ancora nell'aria | vibrare il tuo eco" (p. 25). Un poeta che sa anche oggettivare le emozioni - es. in Bagno di Sole - e comprendere che il desiderio di 'essere un'altra persona' non serve, avendo già una sua chiara personalità. [Luciano Nanni] |
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